33° anniversario dei Georgofili a Firenze

Sui nostri social instragram e facebook è presente il racconto dei volontari che si trovaro ad operare nell’attentato dei Georgofili.
Loro sono le mani e volti che hanno costruito un pezzo di storia della Misericordia di Badia a Ripoli.
Questo è il racconto del nostro soccorso durante l’attentato di stampo mafioso dei Georgofili a Firenze, di cui oggi ricordiamo il 33° anniversario.
La notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 una bomba colpì il cuore del centro storico di Firenze. Fu una comunicazione via radio ad attivare i soccorsi.
La Protezione Civile del Comune di Firenze era nata appena da un anno, come ricorda spesso il Presidente Eugenio Giani e quella fu la prima maxi emergenza “in casa nostra”, gestita dal nuovo volontariato.
I Fratelli e le Sorelle della Misericordia furono svegliati nel cuore della notte da una telefonata. Qualcuno venne preso direttamente a casa, come allora accadeva spesso.
Più di cento dei nostri volontari si alternarono sul cratere dell’esplosione, dando risposta a quell’ufficio di cui ancora oggi leggiamo nei documenti storici della Misericordia:
“a disposizione dell’Ufficio al terzo piano di Palazzo Vecchio”.
Oggi si sono ritrovati. Quei ragazzi e quelle ragazze che erano lì in quel momento, pronti a mettersi a disposizione, a servizio della comunità così duramente ferita.
Molti di loro continuano ancora a fare servizio: qualcuno che all’epoca non aveva ancora vent’anni oggi è in pensione ma continua ad essere Fratello o Sorella della Misericordia, svolgendo servizio nel silenzio e con spirito di abnegazione.
Nel 1993 la Misericordia di Badia a Ripoli era una realtà giovane, di periferia, con uno spirito di servizio che forse ancora non conosceva fino in fondo la bellezza che custodiva dentro di sé.
La risposta più forte, il primo segno concreto della ripartenza, arrivò proprio dal volontariato.
Per quell’impegno e per il servizio reso alla città durante quei giorni drammatici, Firenze riconobbe alla Misericordia di Badia a Ripoli il Fiorino d’Oro.
C’eravamo allora.
E ci siamo ancora oggi.
Che Dio ve ne renda merito.



